Alto medioevo Lombardo

Tra i materiali altomedievali dei Musei Civici di Como sono attualmente disponibili alla fruizione pubblica le opere di scultura, esposte all’interno della Sezione dedicata al Medioevo presso Palazzo Volpi.

Nelle tre sale riservate all’Altomedioevo ( 0.2 – 0.3 – 0.5) si dispiega una significativa panoramica della scultorea lapidea lariana dalla fine del VI al IX secolo. In tale periodo Como evolve progressivamente il proprio ruolo di centro legato alla particolare posizione occupata a ridosso delle Alpi centrali, passando da polo di difesa lungo un confine a polo strategico lungo una delle principali vie di comunicazione tra Nord e Sud delle Alpi all’interno dell’impero riunito da Carlo Magno e nuovamente riunito dagli Ottoni nella seconda metá del X secolo.

Il primato conseguito nel IX secolo sotto la guida di vescovi legati da vincoli di prestigio alla casa imperiale carolingia é infatti documentato dal nucleo scultoreo più consistente e importante della collezione, costituito da plutei e pilastrini da recinzione da riferire a più fasi di rinnovamento dell’arredo liturgico delle chiese di Sant’Abbondio (l’antica Basilica Apostolorum) e di San Fedele (antica cattedrale di Sant’Eufemia) (vedi: percorsi). La realizzazione di complesse transenne marmoree all’interno degli edifici religiosi, destinate a cingere gli altari e a incanalare i percorsi delle elaborate funzioni liturgiche, derivano dalle disposizioni conciliari e capitolari emanate fra gli anni 755 e 816 (Concilio di Aquisgrana), estensive della riforma inaugurata nel 742 dal vescovo di Metz, che impose ai chierici della sua cattedrale la vita e la preghiera in comune. Il lessico iconico impiegato si confronta pertanto con un linguaggio universale, condiviso e comprensibile in gran parte dell’Europa del tempo.

La prima sala (0.2) é rivolta a sviluppare prevalentemente problematiche di carattere tecnico inerenti ad esempio alle cave di provenienza dei materiali e agli strumenti di lavorazione della pietra. La disposizione delle opere consente di acquisire elementi di conoscenza relativi alle modalitá della loro messa in opera, al fenomeno delle rilavorazioni e del reimpiego. Si evidenzia ad esempio come l’originario ancoraggio delle lastre (plutei) all’elemento limitrofo (pilastrino) doveva essere costituito da un tenone di marmo che si inseriva nelle scanalature, opportunamente create nel profilo destro e sinistro dei pilastrini.

La seconda sala (0.3) espone opere di etá longobarda che permettono, in relazione alle ipotesi sulla loro provenienza, interessanti relazioni con luoghi ed edifici del territorio, tra cui l’isola Comacina e la localitá di Galliano preso Cantù.

La terza sala é dedicata esclusivamente ai materiali provenienti dalla chiesa comasca di Sant’Abbondio, dedicazione riportata la prima volta in un diploma imperiale dell’anno 818.

Sesto Calende occupava nell’Altomedioevo un ruolo centrale nel sistema di controllo economico e militare dal quadrante nord-occidentale lombardo. Proprio grazie alla costituzione del Museo é stato possibile salvaguardare importanti testimonianze del passato che altrimenti sarebbero andate irrimediabilmente perdute.

Sono andati dispersi i corredi relativi ad alcune sepolture di guerrieri di cultura longobarda, ritrovate tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec.. Non é nota l’attuale collocazione di un paio di orecchini d’oro a cestello, un tempo conservati in una collezione privata milanese, e datati alla seconda metá del VI sec.. Sono depositate presso i Musei Civici di Varese alcune ceramiche longobarde, associate ad altre di tradizione romana, provenienti dalla frazione Legnate; i reperti dello scavo di S. Vincenzo sono invece custoditi presso la Soprintendenza Archeologica della Lombardia.

La sezione altomedievale del Museo ospita alcuni frammenti di marmo lavorato provenienti dall’abbazia di S. Donato in Scozola. A partire dal 1959 i restauri della chiesa e la sistemazione dell’area circostante hanno messo in luce plutei e piastrini, quasi tutti in marmo dolomitico, che componevano una recinzione, innalzata per separare il presbiterio dalla navata. Le lastre, decorate ad intreccio, presentano un’interessante commistione di elementi decorativi di sapore germanico con altri di tradizione tardoantica. La maggior parte degli studiosi concorda datare i pezzi alla prima metá del IX sec, in coincidenza con l’insediamento di una comunitá monastica, di origine pavese, presso S. Donato.

All’interno dell’esposizione, collocata al piano superiore del museo, sono presenti alcuni pannelli informativi che permettono di integrare la visione dei reperti con ampie schede sul loro contesto di origine.